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mercoledì 25 aprile 2018

73° Festa della Liberazione 25 aprile 2018


Discorso celebrativo dell'ANPI Sezione di Pont 


Care concittadine e cari concittadini, grazie a tutti voi per essere qui a celebrare insieme il 73° anniversario della fine della guerra e della Liberazione.

Vorrei iniziare con una parola che spesso usiamo ma molte volte con una certa superficialità senza troppa convinzione: la parola è grazie, oggi a 73 anni dal giorno della liberazione dalla dittatura fascista e dalla fine della guerra, deve essere il giorno del sentito omaggio e del sincero ringraziamento alle donne e agli uomini della Resistenza, che lottarono affinché potesse essere possibile un futuro migliore, rispetto a quello che avevano vissuto.

Quel futuro a cui loro aspiravano, doveva essere di pace, di libertà, di democrazia, di giustizia e di eguaglianza, queste aspirazioni sono le nostre, devono essere le nostre e di tutti.

A distanza di cosi tanto tempo dobbiamo però interrogarci e capire quali loro ideali, quali loro sogni sono stati traditi e quali no, e quanto sia preziosa la pace e la libertà da loro conquistata, rispondere a queste domande non è facile, però è necessario.

Onestamente penso e credo che gli ideali della resistenza vengano sempre di più messi in discussione, le diseguaglianze tra i ricchi, sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri diventano sempre più grandi ed inaccettabili. Il lavoro che manca e il precariato costringono tanti, troppe persone specie giovani e donne ad accettare condizioni di lavoro umilianti e salari da fame a tutto vantaggio di pochi.

La corruzione dilagante e sempre più diffusa e a tutti i livelli investe ormai gran parte della società, questo genera sfiducia nelle istituzioni, mina il morale, fa passare l'idea che i furbi sono coloro che riescono a fregare il prossimo che derubano e coloro che fanno i venditori di fumo per far carriera a scapito di altri magari più bravi di loro.

Certamente sulla giustizia e sull'uguaglianza la nostra società non rispecchia più i valori della resistenza, è necessario cambiare rotta creare una società più equa e più giusta per dare a tutti anche ai più deboli non l'elemosina, ma concrete possibilità di migliorare la loro situazione.

Passiamo alla seconda considerazione; la libertà e la pace, le donne e gli uomini della Resistenza per conquistarle hanno dovuto armi in pugno combattere e tanti morire (di cui 14 giovani di Pont)

Libertà e pace sono purtroppo sempre sotto minaccia di qualcuno, sono qualcosa che possiamo perdere, dobbiamo quindi lavorare per sviluppare e rafforzare la democrazia impegnarsi nelle istituzioni, nelle amministrazioni pubbliche diffidare da chi vuoi fare di tutta l'erba un fascio; insomma per la pace e la libertà merita lottare e combattere, e per fortuna oggi non e necessario l'uso delle armi, seguendo l'esempio dei partigiani, uomini e donne normali che vollero agire in prima persona, che non chiusero più gli occhi di fronte al baratro in cui l'Italia era precipitata a causa della guerra e della dittatura fascista.

Mussolini ed i fascisti pensavano di potersi spartire il mondo, per far questo il duce nel 1940, all'entrata in guerra, disse che aveva bisogno di qualche migliaia di morti, purtroppo i morti italiani in questa guerra sono stati più di seicentomila e nel mondo circa 50 milioni, i danni materiali incalcolabili.

Oggi forti venti di guerra soffiano in Siria, si usa per scusante il fatto, per ora non accertato, che il presidente di quella nazione abbia usato armi chimiche contro il proprio popolo, se questo fosse vero sarebbe un crimine aberrante e atroce e dovrebbe essere punito in modo esemplare il diretto responsabile, ma non è che bombardando o facendo guerra alla Siria, uccidendo chissà quante altre migliaia di persone innocenti che non c'entrano nulla con le armi chimiche o di altro tipo, si aiuterebbe chi fosse stato colpito dai gas né i familiari delle eventuali vittime.

Dal 2003 al 2011 si è combattuta la seconda guerra del golfo voluta dagli Stati Uniti d'America e dai suoi alleati, cui ha partecipato anche l'Italia. Il pretesto che ha spinto gli Stati Uniti a colpire l'Iraq di Saddam Hussein erano le armi di distruzione di massa, cosi erano all'epoca state definite, che si pensava quella nazione possedesse e potesse usare. Ebbene l'Iraq dopo pesanti bombardamenti è stato occupato, Saddam Hussein catturato e ucciso come molti altri membri del suo governo e dei suoi generali, ma le armi di distruzione di massa non sono state trovate, non c'erano, in compenso sono morti circa 5000 soldati alleati per la maggior parte soldati americani e si stima tra i 120 mila e i 150 mila morti tra i civili e soldati iracheni. La popolazione di questa nazione ancora oggi soffre a causa di questo tremendo conflitto per la mancanza di beni come l'acqua potabile, la corrente elettrica, l'istruzione e continuano attentati che producono ulteriori morti.

Questa guerra conferma, se mai ve ne fosse bisogno, quello che la storia ci insegna da sempre, i conflitti portano sofferenze, lutti e rovine, non solo tra i vinti ma anche tra i vincitori, gli unici a trarne profitto sono i potenti e le grandi industrie che producono le armi e tutto quello che serve per fare la guerra e che spesso si adoperano per crearne le premesse.

La libertà che ci è stata donata 73 anni or sono va difesa, protetta da ogni forma che voglia limitarla o, peggio, voglia i impedirla: e guardando al di là, per una volta, delle contrapposizioni ideologiche, dei giudizi e delle diatribe sul periodo storico della Resistenza, è questa passione per la libertà che animò chi combattè allora che oggi vorremmo ricordare affinché essa sia trasmessa a ciascuno di noi, noi che oggi torniamo a ripetere il nostro sentito grazie a tutti coloro che combatterono animati da essa.

Rievocando l'epopea della Resistenza non si ceda alla tentazione di considerare il 25 aprile uno stanco rituale ripetuto di anno in anno, né ci si può limitare ad un mero esercizio retorico.

Dobbiamo amare e difendere le istituzioni, unirci, farci forza a vicenda, recuperare quel sentimento di solidarietà e speranza che ha animato i partigiani e lavorare per migliorare questo nostro grande Paese.

La Resistenza non è il patrimonio di una parte, ma il patrimonio di tutti.

A 73 anni dalla Liberazione, mentre i testimoni se stanno andando, è giusto salvarne la memoria e raccontare ai giovani cos'è stata la Resistenza e di quale forza morale sono stati capaci i nostri padri.

Voglio concludere queste poche parole ringraziando l'Amministrazione comunale, il Sindaco, il Sindaco dei ragazzi, la presentatrice, le autorità civili militari religiose, la polizia comunale e il suo comandante, la filarmonica, il coro, tutte le associazioni presenti, le scuole con le insegnanti e gli alunni e tutti voi che avete partecipato a questa manifestazione. 

Ancora un grazie a Marino Pilatone che nonostante il grave infortunio è riuscito a portare avanti il lavoro per la sezione A.N.P.I. di Pont.

Viva l'Italia, viva la Resistenza, buon 25 aprile a tutti.

ANPI Sezione Pont Canavese

Dante Barinotto