Pagine
lunedì 25 aprile 2022
77° Festa della Liberazione 25 aprile 2022
Discorso celebrativo dell'ANPI Sezione di Pont
Buongiorno a tutte e tutti. Un saluto al Presidente A.N.P.I. di Pont Canavese Dante Barinotto, quest'oggi assente, che mi ha lasciato l'onore e l'onere di portare la voce dell'Associazione Partigiani alla celebrazione del 77° anniversario della Liberazione e della fine della guerra. Un saluto affettuoso al vice presidente dell’ANPI pontese: Marino Pilatone.
Un saluto a tutte le autorità presenti, civili, religiose e militari, al sindaco e al Vice Sindaco, a tutte le donne e gli uomini dell'Amministrazione e della macchina Comunale, della Polizia Urbana con la loro comandante, alle donne e agli uomini delle scuole e dei luoghi della cultura, alle tante Associazioni Pontesi. Un saluto al gruppo Alpini e al gruppo Fanti con le loro opere di pace, alla Filarmonica Aldo Cortese, agli studenti, alla Croce Rossa e alla Protezione Civile con tutte le volontarie e i volontari e a tutti coloro di cui mi sono scordato. Un ricordo e un grazie particolare alle partigiane e ai partigiani di Pont, ai deportati militari e civili.
E inoltre un ringraziamento all’ANPI che mirabilmente persiste a ragionare con le teste delle proprie donne e uomini, invece di cogliere i caldi inviti a iscriversi al più comodo pensiero unico con elmetto.
Mi è stato chiesto di aprire quest’anno la commemorazione: un grazie per farmi ancor più sentire in parallelo con i Partigiani, che hanno aperto la strada al ritorno della democrazia e alle Istituzioni civili.
Ora vi chiedo: ricordate cosa diceva, messo alle strette, il Belushi protagonista di un famoso film per scusarsi? Una serie infinita di scuse. Ebbene John Belushi era un dilettante nell'accampare scuse fasulle. Noi, la nostra alta classe dirigente, non solo nazionale, siamo i più grandi produttori al mondo di scuse. Che non esistono, non hanno fondamento alcuno, ma che ci beviamo intere come l'ex- ragazza di Jake.
Il mancato scioglimento, come previsto dalla Costituzione e da altre leggi, dei gruppi neofascisti che dopo cento anni sono quasi scortati ad assaltare nuovamente la sede del principale sindacato italiano non ha scuse.
La cancellazione, tramite erosione dubitativa o negazione totale, della memoria dei crimini fascisti, non ha scuse.
L’equiparazione nel ricordo delle vittime tra chi è caduto per la libertà e chi dalla parte delle forze del Male, al fine di assicurare pari dignità alle parti, non ha scuse.
Le condizioni di schiavitù di lavoratori immigrati e non, regolari e non, non ha scuse.
Gli invalidi e i morti sul lavoro non hanno scuse.
L'asservimento delle vite delle persone, degli animali, della natura a una logica di estrattivismo predatorio liberista non ha scuse.
L’elusione quanto l’evasione fiscale e l’intangibilità dei grandi patrimoni a fronte delle crescenti povertà e al depauperamento della sanità pubblica non hanno scuse.
La deliberata scelta di decerebrare i sudditi consumatori con messaggi facili e brevi esiliando la profondità e la complessità, in una parola la cultura, anche avendo fatto azienda della scuola, non ha scuse.
I mille casi di violenza di genere non hanno scuse.
Le impunità per censo o per artifici legislativi di lor signori non hanno scuse.
L’incredibile beffa del “nulla sarà più come prima” e dopo semmai il ritorno al nucleare non ha scuse.
La non liberalizzazione dei brevetti sui vaccini Covid e non solo non ha scuse.
L'assegnazione a paesi terzi del compito di violenta e sadica gendarmeria per tentare di evitare il viaggio in mare ai disperati non ha scuse.
Il ragionare in soli termini di alleanze militari al fine del loro allargamento, nonostante un preciso pregresso impegno a non farlo, anziché in termini di cooperazione mondiale non ha scuse e si è pure dimostrato masochisticamente provocatorio.
La violazione dell'embargo, da parte di alcuni paesi europei tra cui l'Italia, all'export di armi verso un paese invasore non da due mesi ma dal 2014 di un altro, e già responsabile delle invasioni di altri Paesi con relative vittime e decine di migliaia di sfollati, non ha scuse.
Costruire nuove aree militari estirpando parche e aree protette fa arrossire e non ha scuse.
L'aumento delle spese militari, una pazzia secondo il noto esagitato pacifista Papa Francesco, non ha scuse.
Togliere l’Iva sulla vendita di armi non ha scuse.
La costruzione e l'export di armi non hanno scuse.
Gino Strada, ricevendo nel 2015 il “Right Livelihood Award”, l'altro Nobel per la pace, ricordava che siamo ancora (di nuovo) di fronte al dilemma posto nel 1955 dai più importanti scienziati del mondo nel cosiddetto manifesto Russel-Einstein: “Metteremo fine al genere umano o l'umanità saprà rinunciare alla guerra?” E ancora sottolineava come le nuove guerre abbiano innalzato a oltre il 90% la percentuale di civili tra le vittime. Guerre che, ricordava in altre occasioni, “vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi ci mandano a morire i figli dei poveri”.
Ma perché vi ho parlato di guerra? Perché i nostri partigiani, i resistenti e la massa di popolazione civile che li ha supportati, nostri madri e padri, nonne e nonni, persone che hanno dovuto combattere una guerra per liberarsi e liberarci dall'oppressione e dalla follia fascista e nazista, lo hanno fatto al fine di rendere libero il nostro paese da future guerre. Lo hanno fatto per riconquistare la pace.
Lo hanno fatto scrivendolo direttamente nella nostra Costituzione, oggi nuovamente ignorata o aggirata.
Scrivendolo in modo definitivo all'articolo 11: “L'Italia ripudia la guerra”.
E allora oggi è nostro dovere partigiano difenderla la Costituzione dai mille guerrafondai in proprio o per subordinata volontà.
Se da un lato è innegabile il diritto di un popolo invaso e violentato, che sia palestinese, curdo, mapuche o ucraino, di difendersi e resistere, dall’altro è lapalissiana l’equazione più armi uguale più morti. E i morti non hanno i tratti dei grandi condottieri o despoti, dei loro famigli o dei grandi oligarchi di ogni moneta, ma quelli di bambine e bambini, di donne, di anziani, di persone fragili, di civili appunto. Uccisi dentro casa, per strada, ammassati in fosse comuni.
Il Presidente nazionale dell'ANPI, Gianfranco Pagliarulo, ha recentemente sottolineato che “è difficile spegnere il fuoco gettandoci sopra benzina”, ma è la voce della poesia che va ancor più dritta ai cuori, è la voce di Franco Arminio ne “Il dolce ardore del disarmo”, sono le strofe di Boris Vian de “Il disertore” che svelano il sentire del popolo e il mio con il rivolgerci limpido all'egregio presidente: “Per cui se servirà del sangue ad ogni costo /andate a dare il vostro se vi divertirà /E dica pure ai suoi se vengono a cercarmi /che possono spararmi io armi non ne ho.
Lo ripeto nel caso prima non si fosse capito: “L'Italia ripudia la guerra”
Grazie per l’attenzione, grazie alla lotta partigiana, Viva la Liberazione, viva la Costituzione della Repubblica Italiana.
ANPI Pont Canavese
Marino Tarizzo





