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venerdì 25 aprile 2025

80° Festa della Liberazione 25 Aprile 2025

 Discorso celebrativo dell'ANPI sezione di Pont

Buongiorno a tutte e tutti. Inizio con un doveroso e laico ricordo di un combattente per la pace e contro il riarmo, contro le armi. Di un migrante di ritorno che diceva genocidio a un genocidio. Buon viaggio Francesco. E disgusto per le schiere di farisei che ora lo incensano quanto in vita lo hanno sbeffeggiato e osteggiato. Come ai tanti cui fischiarono le orecchie e tremarono i polsi quando parlò di chiesa povera. Per la giornata di oggi parto dai ringraziamenti. Inizio dal Sindaco Paolo Coppo, dai consiglieri, dal personale del Comune e dal Maestro di Cerimonia. E dai componenti del Comitato degli iscritti e dagli iscritti tutte e tutti dell’ANPI della sezione di Pont. Proseguo con i saluti a tutte le autorità presenti, civili, religiose e militari, alla Polizia Municipale, con i ringraziamenti particolari agli studenti e ai docenti delle scuole per la loro intensa partecipazione e a chi vive e fa vivere i luoghi della cultura, alle Associazioni Pontesi tutte.

Ottant’anni! Sono passati ottant’anni dalla Liberazione dell’Italia dalla barbarie nazifascista. Oggi, qui, noi, eredi diretti di chi scelse allora la parte giusta della storia, quali appartenenti all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, celebriamo, insieme a tutte le italiane e italiani, la vittoria della Resistenza contro l’occupazione nazista e il criminale regime fascista che portò il paese in guerra anche per distogliere dalla vergogna del proprio operato corrotto, razzista e dittatoriale. E insieme difendiamo quel che resta della Costituzione nata da quella Liberazione per rendere libertà e diritti a ciascuna e ciascun cittadino italiano.

Il merito fu tutto di quelle giovani e quei giovani che, pur di non avere più un futuro di guerre, dovettero combatterne una, quella che volevano fosse l’ultima. Più tardi ai caduti, pontesi o in Pont di quella guerra partigiana, renderemo omaggio al Cimitero, dove tutti ci trasferiremo. Già, sono passati ottant’anni da allora.

Ma siamo sicuri di vivere con ottant’anni di progresso da quei giorni? Certo non abbiamo più formalmente le leggi razziali, o meglio razziste. Ma abbiamo un paio di milioni di cittadini nati in Italia senza diritti. Abbiamo persone deportate nei CPR e in Albania o assegnate ai boia libici e ai loro campi di concentramento per evitargli di sbarcare sul nostro sacro suolo di evasori fiscali e sfruttatori.

Ebbene ricordiamoci Lorenzo Milani, don Milani: Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.”

Non abbiamo più il sindacato unico ma abbiamo in ogni settore lavorativo contratti fittizi, sfruttamento e precarietà che snaturano non solo la dignità di lavoratrici e lavoratori quali persone ma persino quali merci lavoro. A questo possiamo in parte porvi rimedio a breve: tra poche settimane saremo chiamati con pronuncia referendaria a dire se siamo complici di questo stato di cose o se esso invece ci ripugna: se non andremo ad esprimere la nostra opinione e non convinceremo ad andarci parenti e amici saremo comunque colpevoli di andare a braccetto con negrieri oppressori razzisti, in una parola capitalisti.

Non abbiamo più (o non ancora) le leggi fascistissime ma abbiamo una progressiva mordacchia alla libertà di stampa e una via diretta per l’assoggettamento della magistratura al potere esecutivo. Non abbiamo più il confino ma tanti manganelli e fogli di via per chi pacificamente manifesta contro le ingiustizie ai danni degli umani e della natura dell’intero pianeta.

Non abbiamo più il mascellone ma abbiamo nel contempo in progress l’iter per sbriciolare l’unità del paese combinato con quello per il premierato. Stavolta l’uomo forte non vogliamo che tagli il grano a petto nudo. No, lo vogliamo o la vogliamo organica agli interessi degli oligarchi nostrani che nulla hanno da invidiare a quelli putiniani, della Silicon Valley o cinesi. Perfette osmosi tra mafiocamorristi, corrotti e profittatori del bene pubblico. Se non ora quando, una rivolta civile?

E in tutto questo invece la grande maggioranza della popolazione cosa fa? Come cantava Fabrizio ‘Si costerna, s'indigna, s'impegna/ poi getta la spugna con gran dignità’. Cioè si anestetizza quotidianamente con razioni sempre maggiori di droghe pesanti (Sanremi, Grandi Fratelli, Azzardo, Social). Intanto fra i suoi cosiddetti rappresentanti c’è chi grida pace e poi vota armi.

Ma per fortuna i grandi e le grandi de-menti dell’intero continente hanno trovato la soluzione a tutti i problemi. Ottocento miliardi di euro, ottocento miliardi, da spendere in spese per il riarmo. Soldi da rastrellare anche a debito della spesa sociale nostra e delle generazioni future. Soldi per i mercanti d’armi, soldi per uccidere, per massacrare civili, possibilmente bambini. Tanto fingono di farci credere che toccherà sempre a sudditi di altri paesi fare la guerra per le loro mire; finiti gli ucraini (e i giovani di leva russi) troveranno altre vittime. E intanto continueranno pure fischiettando a sostenere e finanziare il criminale internazionale pregiudicato capo dell’imperialismo sionista nella strada intrapresa della genocida soluzione finale della popolazione resistente palestinese. Sempre bambini e civili, preferibilmente.

Ma oggi è festa, è festa d’aprile e Franco Antonicelli ci ammonisce ‘che è giunta l'ora, infuria la battaglia per (ri)conquistare la pace, per liberare l'Italia’. La canzone è del 1948 e oggi la nostra ambizione non può che, ancora, rivoltarsi contro ogni nazionalismo per conquistare un solidarismo confederale almeno europeo. Sì, proprio a partire da quel ‘Manifesto per un’Europa libera e unita’ che tre antifascisti confinati su un’isola dal regime di Mussolini, Spinelli, Rossi e Colorni, redassero nel 1941 a Ventotene, manifesto-sogno di cui gli italiani democratici e antifascisti non possono che farsene vanto.

L’ANPI, cito testuale dallo statuto, opera per la ‘promozione della cultura della legalità e della pace tra i popoli’. Quella legalità, anche internazionale, sbeffeggiata dai potenti al servizio dei sodali produttori di armi, quella pace che se non è per tutti i popoli non è, semplicemente non è. Per dirla con Pietro Gori ‘Nostra patria è il mondo intero nostra legge è la libertà’.

Vergogna che in un paese civile le ore di formazione degli studenti sulle scelte del loro futuro siano fagocitate da esponenti delle forze armate. Vergogna che in un paese civile torni a essere applicata la norma sospesa che richiede ai giovani di autodenunciarsi per le liste di leva. Vergogna che in un paese civile l’autonomia didattica sia compressa per tentare di vietare lo studio di lavori seri e puntuali ma non omologati al pensiero strumentalizzante dei potenti in groppa a una ridicola alta velocità revisionista. Vedi quanto successo a due passi da qui, al liceo Moro di Rivarolo.

E quindi siamo al classico: che fare? Nella nostra piccola realtà pontese abbiamo deciso di proseguire il lavoro di squadra, di più squadre, di più Associazioni, che già ha portato buoni frutti con l’avvenuta posa della pietra d’inciampo in memoria di Natalina Monteu Saulat. Per questo 80° della Liberazione con il collaudato gruppo pontese di ANPI, SOMS, Tellanda e Canteir ci siamo ‘apparentati’ con ANPI e Musrai di Alpette e Pietra su Pietra di Frassinetto, con partecipazione e patrocinio dei Comuni di Pont e Alpette e il patrocinio di Frassinetto per partecipare a un bando della Città Metropolitana per valorizzare la storia locale in occasione dell’80° anniversario della Liberazione. Grazie all’apporto di tutti ma in particolare alla struttura e al competente lavoro della S.O.M.S di Pont la partecipazione al bando ha avuto esito più che favorevole, con l’aggiudicazione del finanziamento di una serie di iniziative che avranno il loro svolgimento nel corso di tutto il 2025. Tra tutte queste voglio segnalarne una in particolare anche per i suoi possibili ulteriori sviluppi: la creazione di una mappa interattiva dei luoghi degli eventi relativi alla Resistenza e alle deportazioni che, grazie alla tecnologia e ai Qrcode, fisserà la memoria di quegli eventi e la renderà facilmente fruibile. Per questo un grazie all’ideatore e realizzatore dell’iniziativa Gabriele Basolo.

Io sono naturalmente pessimista per ragione, ma devo assegnarmi un po’ di ottimismo della volontà. Oltre a quanto appena descritto forse c’è poco da fare per opporsi alla folle deriva che stiamo vivendo in tutto il mondo, ma questo poco bisogna farlo. L’ANPI cerca di farlo insieme a molte altre realtà associative e sociali del terzo settore, ma abbiamo bisogno di più forze, per questo vi esorto: sosteneteci e iscrivetevi in tanti, fate sventolare in tanti i foulard dell’ANPI di Pont.

Per altre 80 volte 80: viva la Resistenza, viva la Liberazione, viva la Costituzione nata dalla Resistenza, viva la Costituzione dell’articolo 11 che ripudia la guerra.


ANPI Sezione di Pont Canavese

Marino Tarizzo




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