Pagine

sabato 25 aprile 2026

80 anni di Repubblica antifascista

 Discorso celebrativo dell'ANPI sezione di Pont per il 25 aprile 2026

  

Buongiorno e bentrovati a tutte e tutti. È d’obbligo l’inizio con i ringraziamenti. Parto dal Sindaco Paolo Coppo, da assessori e consiglieri, dal personale del Comune e dal Maestro di Cerimonia. Dalle iscritti e dagli iscritti tutte e tutti dell’ANPI della sezione di Pont con un augurio di pronta ripresa a Marino Pilatone e Gianni Cesaro. Proseguo con i saluti a tutte le autorità presenti, civili, religiose e militari, alla Polizia Municipale, con i ringraziamenti particolari agli studenti e ai docenti delle scuole per la loro partecipazione attiva alla giornata di ieri. A chi vive e fa vivere i luoghi della cultura e della socialità, alle Associazioni Pontesi tutte.

Oggi è festa. Festa della Liberazione. Liberazione dalla guerra in cui ci precipitò il fascismo prima mentore e poi complice del nazismo. Oggi è Festa della Liberazione dal nazifascismo. Oggi è la festa della rinascita del comune buon senso degli italiani che si affrancarono dall’ipnosi collettiva, durata vent’anni, delle grandi adunate. In fondo accadde tutto in pochi lunghissimi anni, ma accadde grazie agli anticorpi antifascisti che sopravvissero agli omicidi degli antifascisti, a partire dai Matteotti, dai fratelli Rosselli, da Piero Gobetti e alle carceri o confini dei Gramsci, Pertini, Spinelli.

Che sopravvissero alle leggi fascistissime contro ogni libertà e a quelle razziste. Pochi anni sì ma tra partigiani caduti, civili uccisi, partigiani civili e militari deportati e morti, la stima di centomila italiani vittime non è azzardata. E noi siamo liberi grazie a loro. Grazie a loro possiamo manifestare ogni nostro pensiero, ogni opinione. E lo può fare anche chi si richiama al ricordo di quei traditori che della patria fecero rovine. Ma c’è un punto fermo. Come diceva il presidente Sandro Pertini ‘ogni opinione è libera ma il fascismo non è un’opinione. Il fascismo è un crimine’ e come tale la Costituzione lo vieta.

Accadde tutto in relativa fretta. L’epopea della Resistenza, la liberazione del paese, la scelta repubblicana con la cacciata popolare della monarchia vile e ancor più collusa. Il suffragio universale giusto ottanta anni fa con il voto finalmente anche alle donne. L’assemblea Costituente in cui si elesse il fiore delle menti degli svariati filoni culturali resistenti, che diedero alla luce una Costituzione così equilibrata e nel contempo avanzata che mai ha smesso di essere attaccata dalle forze oscurantiste dei poteri, sia palesi che occulti. E allora lasciatemelo dire: oggi è festa anche perché l’ultimo, in ordine di tempo, sguaiato attacco alla Costituzione, è stato respinto al mittente dal voto di cittadine e cittadini, giovani in particolare, che han detto grazie no grazie a stravolgere la Carta, baluardo della nostra libertà.

Quella Carta che ieri l’ANPI di Pont ha voluto fosse non solo simbolicamente regalata, nei suoi principi fondamentali declinati in sette lingue, ai cittadini di domani, oggi studenti delle nostre scuole. E ha potuto farlo esclusivamente grazie alla partecipazione attiva di studenti e docenti, alla condivisione dell’iniziativa e del relativo oneroso impegno economico da parte della S.O.M.S., de Ij Canteir, e della Tellanda. Iniziativa che si è avvalsa del sostegno dell’Amministrazione del nostro Comune e degli ulteriori patrocini della Città Metropolitana di Torino e dell’ANPI Provinciale di Torino. Infine nobilitata dagli interventi dell’avvocato Mauro Bianchetti che ancora ringraziamo.

Ma se più di ottant’anni fa i partigiani ebbero ruolo da protagonisti nella liberazione dell’Italia tanto da essere poi come ANPI assimilati a una vera e propria associazione combattentistica, con il tempo le cose si sono un po’ modificate. L’ANPI neppure lontanamente ha smesso né intende cessare il suo agire resistente, ma oggi è un’associazione del terzo settore e, subito dopo il ricordo e la valorizzazione della Resistenza partigiana e la difesa della sua figlia legittima che è la Costituzione, suo principale impegno è quello di operare per la pace. Siamo forse degli ingenui? Può anche darsi ma di certo non ci appartiene alcuna retorica combattentistica, anzi denunciamo con forza la sua influenza su ogni nazionalismo padre di guerre e imperialismi.

Noi denunciamo la follia dell’inserimento all’interno delle attività scolastiche di spot pubblicitari pro armi e istiganti all’arruolamento destinati ai ragazzi. E per inciso ricordiamo che patriarcato fa rima con soldato. Le studentesse e gli studenti devono essere allenati a crescere quali cittadini pensanti attivi, non nel mito del grilletto facile, magari agito da una lontana deficienza artificiale criminale. Denunciamo il perverso pensiero che sta dietro alla riattivazione delle liste di leva. Denunciamo come criminali i produttori di armi e le banche che li finanziano. Costoro magari fanno crescere il Pil ma in misura ampiamente superiore il numero di morti civili, donne e bambini, grazie alle loro armi. Quella “manciata di tiranni”, copyright Leone XIV°, che “devasta il mondo” su un fronte o su quello opposto sono criminali di guerra. Noi stiamo con le vittime civili ucraine e i ragazzi di leva russi inviati al macello, sosteniamo i disertori ucraini e russi. Noi stiamo con un popolo che tuttora sta continuando a subire un genocidio, quello palestinese, anche se di quella vergogna non se ne parla più. Noi invece ci vergogniamo degli ottocento mercenari italiani che si sono arruolati nell’IDF, nipoti dei safaristi umani a Sarajevo. Noi stiamo con i civili della Cisgiordania e libanesi, vittime dei criminali sionisti, anche di quelli non se ne parla.

Noi pretendiamo che il diritto internazionale venga ripristinato e rispettato e i criminali di guerra scontino le pene comminate loro e non riaccompagnati a casetta quando vengono fermati. Pretendiamo soprattutto che si torni al rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra. E, nel nome dei partigiani caduti e dei deportati, ci piacerebbe che anche Pont, come abbiamo chiesto insieme a Emergency, esponesse lo striscione con il ripudio della guerra. Per questo diciamo basta basi italiane zerbini di belligeranti aggressori di scuole per bambine. Certo abbiamo detto anche basta persecuzioni per sorelle e fratelli di quelle bambine uccise per il sacro petrolio, non vogliamo armi nucleari in Iran, ma non le vogliamo neppure in Israele, né negli USA né in Russia, né in Europa né tanto meno stivate in qualche hangar in Italia pronte a decollare. Non vogliamo armi nucleari. Non vogliamo armi nucleari ma neppure bombe a grappolo e fosforo bianco. Non vogliamo armi, vogliamo pieni i granai. Vogliamo vedere la colomba volare libera e felice.

Ma tutto ciò non basta. La crisi di rappresentanza, ormai da tempo acclarata, non assolve assolutamente cittadine e cittadini dalla colpa dell’ignavia, dalla non partecipazione, dal piagnisteo del tanto non cambia nulla. Alcune cose, magari piccole, magari impegnative, magari trovandosi improvvidi bastoni tra le ruote, si possono fare. Basta spegnere cellulari e televisioni e uscire a dare una mano a chi cerca di fare. E qui esco anch’io di metafora: qui e ora serve anche dare una mano all’ANPI, prima che sia troppo tardi.

Dicevo: basta finanziamenti a eserciti in guerra. Se non sanno cosa farsene dei nostri soldi un elenco minimo è presto stilato. Sanità pubblica universale e gratuita. Asili e scuole con i loro insegnanti dignitosamente considerati. Contratti di lavoro reali, sicuri e con minimo salariale. Salario sociale erga omnes. Fondi per la ricerca e per i ricercatori. Opere per attutire l’impatto della grave crisi ambientale. Zero grandi opere mille interventi di recupero e messa in sicurezza idrogeologica.

Se poi i soldi non bastassero sia chiamato chi troppo ha a contribuire maggiormente. Senza timore di promuovere un vero restyling progressivo della contribuzione fiscale e di fare restituire alla collettività almeno parte di quanto i grandi patrimoni hanno sottratto con decenni di estrattivismo sociale dai corpi di chi rema come schiavo per le loro barche.

E a proposito di barche: buon vento alla nuova Flotilla! Buona Festa della Liberazione! Buona Resistenza nella difesa della Costituzione! Anzi: nel farla compiutamente applicare. Viva i partigiani, viva i partigiani della Pace

 ANPI Pont Canavese - il presidente  Marino Tarizzo

 

Nessun commento:

Posta un commento