Discorso celebrativo dell'ANPI Sezione di Pont
Oggi 25 aprile celebriamo l'anniversario della Liberazione. Sono trascorsi ormai 72 anni da quando l'Italia ha riacquistato agli occhi del mondo quella dignità che aveva perso per colpa del fascismo e riavuto la libertà e la pace grazie alla lotta partigiana sostenuta da centinaia di migliaia di donne e di uomini che hanno combattuto e vinto contro gli oppressori nazisti e i loro servi fascisti.
Però oggi non mi riesce di essere felice e festeggiare come negli anni giovanili quando guardavo avanti con fiducia ed ero convinto che le cose sarebbero sempre andate meglio e non saremmo mai più tornati indietro. Ora mi sento spaesato in questo momento storico così precario. La Corea del Nord sembra quasi giocare col nucleare e il Presidente americano Trump è un personaggio molto particolare, molto diverso da chi lo ha preceduto. Se dovessero degenerare le reciproche minacce proferite si possono immaginare quali sarebbero le conseguenze. Non è una cosa che non ci riguarda, riguarda invece tutta l'umanità. La Cina e la Russia non starebbero sicuramente a guardare e abbiamo già visto che il mondo è una polveriera, c'è il rischio concreto di una guerra nucleare che porterebbe quasi sicuramente alla fine dell'umanità. La libertà è oggi anche minacciata dall'Islam integralista: abbiamo avuto degli esempi soprattutto in Francia ed in molte altre parti ma sono cose che possono succedere ovunque.
Noi non possiamo e non dobbiamo confondere i terroristi con gli immigrati, e neppure le "teste calde" che vorrebbero dominare l'occidente con la loro religione, o come scriveva la Fallaci, "attraverso il grembo delle donne" con chi è venuto qui per lavorare e costruirsi una vita migliore. L'immigrazione è produttiva di scambi culturali e di idee nuove, ma quando non c'è integrazione diventa motivo di sofferenza e di disagio. L'arrivo di enormi masse di migranti con i barconi a cui non si può ovviamente garantire una casa, un lavoro e un futuro, rischia di annullare l'Europa e le libertà conquistate con il sacrificio di milioni di uomini. È necessario che il capitalismo, l'occidente e i grandi del mondo anziché continuare nello sfruttamento selvaggio dei paesi poveri, lavorino per dare a questi paesi la possibilità di lavoro e di pace affinché i loro popoli non siano più costretti dalla disperazione ad emigrare, ma possano finalmente vivere con dignità a casa loro.
Il Presidente americano ha detto chiaramente che la Libia non è un suo problema e che ce la dobbiamo sbrigare noi, ma cosa possiamo fare? Dobbiamo chiudere le frontiere o peggio come qualcuno sostiene sparare sui migranti? Sarebbe questo pura follia e miopia politica, cose indegne di un popolo civile specie per noi che fino a ieri siamo stati un popolo di migranti e non sempre come galantuomini (basta vedere da chi è composta la mafia negli Stati Uniti).
È però necessario togliere agli speculatori quei corposi e facili guadagni che ruotano attorno a questo popolo di disperati disposti a tutto pur di fuggire dalle guerre e dalla fame ed in cerca di un futuro migliore. Oltre alla libertà e alla pace, obiettivi fondamentali, i combattenti della resistenza pensavano ad una società più solidale, più giusta, più equa ed onesta dove il lavoro era fondamentale per la dignità degli individui. Oggi purtroppo un capitalismo sfrenato e senza controllo produce una società dove l'unico valore è il guadagno a tutti costi anche sulla pelle e sulle sofferenze altrui. I ricchi sono sempre più ricchi i poveri sempre più poveri. La differenza sociale è sempre maggiore e non più tollerabile; è pertanto necessario ed urgente ridistribuire la ricchezza in modo equo per far sì che la vita di milioni di italiani sia migliore. È necessario creare e dare lavoro soprattutto ai giovani perché solo il lavoro può dare dignità agli individui.
Voglio concludere queste poche parole ringraziando prima di tutto gli uomini e le donne che combattendo e purtroppo molti anche morendo hanno fatto la resistenza. Tra questi patrioti ben 72 erano di Pont, erano tanti, 14 di loro sono morti combattendo tra cui due dispersi. Oggi solo più uno di questi 72 è in vita.
Ringrazio l'amministrazione comunale, il sindaco di Pont, il sindaco dei ragazzi, la presentatrice, le autorità civili, religiose, militari e il comandante dei vigili urbani, le scuole con le loro insegnanti e gli alunni per l'esibizione che ormai è diventata una tradizione, la filarmonica che ci allieta con la sua musica, tutte le associazioni presenti e a tutti voi che avete partecipato a questa manifestazione.
Voglio ancora ringraziare Marino Pilatone per il lavoro che svolge per l'A.N.P.I. È il suo lavoro che tiene viva questa associazione a Pont Canavese.
VIVA L' ITALIA, VIVA LA RESISTENZA e buona giornata a tutti.
ANPI Sezione Pont Canavese
Dante Barinotto