lunedì 25 aprile 2016

71° Festa della Liberazione 25 aprile 2016

Discorso celebrativo dell'ANPI Sezione di Pont 

 

Nel 71° anniversario della Liberazione, cittadine e cittadini Pontesi, signori rappresentanti del Popolo italiano e Autorità che nell'essere oggi qui presenti condividete il senso della festa del 25 Aprile: impegniamoci quotidianamente a far vivere il patrimonio di valori di libertà, di pari opportunità, di pluralismo e di democrazia che ci provengono dalla Resistenza, che fu in primo luogo ”rivolta morale” contro il fascismo, come l'ha definita il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del suo discorso alla Camera dei Deputati nel 70° della Liberazione.

Noi oggi celebriamo la Liberazione perché è l'evento più importante della storia recente della nostra Patria ed è il fondamento della nostra Repubblica. Ma oltre a ricordare la storia noi proclamiamo l'attualità insostituibile degli ideali resistenziali, gli unici ai quali possiamo ispirarci nell'affrontare le sfide immani della nostra contemporaneità: la recessione economica che scava sempre più tremende e ingiuste disparità tra i cittadini; le numerose guerre sulle altre sponde del Mediterraneo, la cui scia di sangue ormai ha cambiato il colore stesso del Mare Nostrum, che presentano alla nostra indifferenza e al nostro opportunismo eurocentrico coloniale e post-coloniale un conto spaventoso in termini di vittime e di profughi; il consumo sfrenato delle risorse ambientali del Pianeta che se non verrà arrestato avrà conseguenze spietate e inimmaginabili sulle generazioni future.

Qualcuno sostiene che la Resistenza non fu decisiva sul piano militare per sconfiggere il nazifascismo. Sicuramente però la Resistenza Partigiana fu decisiva nel riscattarci da quel buio morale, da quella tragica banalità del male che genera e poi alimenta i totalitarismi come il fascismo ed è fatta di passività, vigliaccheria, indifferenza, opportunismo, servilismo, cortigianeria e perbenismo. Fu solamente quella presa di coscienza collettiva dal basso che permise la nascita etica e civile della Repubblica Italiana. E voglio sottolineare la parola Repubblica, che spesso pronunciamo distrattamente e invece porta con sé l'impegno fondante di un nuovo patto collettivo di rispetto per tutti i cittadini e soprattutto per la “res publica”, la cosa pubblica, non pubblica perché tutti ne sono parzialmente proprietari, ma di tutti perché è per tutti, anche per chi non ne può vantare le radici e per quelle generazioni che devono ancora venire per le quali siamo chiamati a conservarla e far progredire. 

Proclamare l'unità, oggi qui, non vuol dire però azzerare le differenze tra la scelta coraggiosa di una lotta di Resistenza con o senza armi, anche attraverso forme di resistenza civile, come quella delle donne che raccoglievano i messaggi lasciati cadere dai carri dei deportati, e la scelta di un consenso al fascismo o dell'altrettanto pericoloso “non dissenso” al fascismo stesso. Ci uniamo a quanto ha detto il Presidente Sergio Mattarella: “La ricerca storica deve continuamente svilupparsi ma senza pericolose equiparazioni fra i due campi in conflitto nella lotta di liberazione nazionale dal nazifascismo”.

Vergogna quindi per chi tenta di cancellare la memoria e il significato della Lotta Partigiana!

Nella Resistenza gli italiani maturarono quei valori e quei principi civili e politici che oggi sono espressi in questo documento di altissima civiltà che è la nostra Costituzione democratica e repubblicana, garanzia ultima dei diritti di cittadinanza nei confronti di ogni possibile arroganza dell'Autorità. Basata sulla separazione dei poteri ha potuto resistere a innumerevoli attacchi negli ultimi anni. E in Italia c'è sempre un rischio di una deriva fascista, come disse Gobetti all'indomani della marcia su Roma: “Questa non è una rivoluzione, ma una rivelazione degli antichi mali d'Italia. 

E la deriva fascista si alimenta nella scarsa considerazione per la scuola pubblica, nelle semplicistiche misure per ridurre il costo del lavoro, del welfare, della scarsa attenzione per i servizi pubblici, per la salute, per la qualità dei cibi, dell'ambiente, dell'aria, dell'acqua. Allora come oggi, l'indifferenza, il non prendere posizione, l'attesa sono già complicità. Cittadine e cittadini fate sempre sentire la vostra indignazione, prima che ve ne tolgano la possibilità!

All'antifascismo maturato nella Resistenza da uomini come Spinelli e altri dobbiamo essere grati anche per aver concepito un'idea di Europa che superava i nazionalismi miopi, un'idea d'Europa completamente diversa da quella nazifascista che era basata invece sull'omologazione e lo sterminio dei diversi. Dall'antifascismo nasce dunque quella che è la nostra unica speranza politica, un'Europa unità nella diversità: federazione di città, di popoli, non di stati-nazione.

Idea per realizzare la quale dobbiamo però ancora impegnarci moltissimo. E se in quest'epoca, che vede il risorgere delle barbarie in tanti luoghi del nostro pianeta, dall'Africa al Medio Oriente, provocate dai traumi del colonialismo politico di un tempo e di quello economico di oggi, l'Europa vuole essere protagonista, può esserlo solamente come faro di libertà e di diritti civili e non deve quindi diventare la Fortezza Europa, ma luogo dove si possa accogliere dignitosamente ogni richiedente asilo politico e protezione umanitaria, perché diventi ambasciatore di civiltà e motore di cambiamento del suo Paese d'origine. 

Parafrasando Garibaldi, dobbiamo allargare il nostro concetto di Patria dalla penisola risorgimentale, adottando l'intera umanità come nostra Patria, comprese le generazioni future. Solamente facendosi cosmopolita e assumendosi la responsabilità del futuro del pianeta, l'Europa potrà assolvere il proprio compito di portatrice di civiltà. L'attualità della Resistenza è dunque ancora maggiore oggi di quanto lo fu in periodi di florido sviluppo economico perché le epoche difficili di depressione richiedono maggiore impegno civile delle altre. 

Resistere significa mantenere viva la coscienza morale e politica. Essere vigili contro il ritorno in politica di dilettantismi etici, di superficialità morali, di nuovi opportunismi faccendieri ed egoisti, che per troppi anni sono dilagati ed hanno inquinato la nostra società. Significa contrastare il ritorno di demagogie populiste e non lasciarsi sedurre da affabulazioni che vogliono rottamare istituzioni democratiche e modificare la Costituzione cavalcando la moltiplicazione mediatica dei proclami. Dobbiamo resistere all'asservimento a una logica che tutela i bisogni dei bilanci finanziari ma è cieca di fronte a quelli di donne e uomini. 

La Resistenza fu un nuovo Umanesimo e di questo abbiamo sempre più bisogno oggi. Dobbiamo però riaffermare sempre la dignità e la centralità delle Istituzioni democratiche e repubblicane, così come ci sono state consegnate dalla Resistenza, liberandole certamente da coloro, eletti, nominati o di carriera che, con comportamenti vergognosi rischiano di delegittimarle, alimentando pericolosamente una sfiducia antipolitica che rischia di essere sfruttata da demagoghi antidemocratici. Dobbiamo avere sempre fiducia nelle nostre Istituzioni e rispetto nei confronti di chi, democraticamente eletto, ne ricopre le cariche. 

Dobbiamo valorizzare i cosiddetti “corpi intermedi”, come i partiti e i sindacati, che sono fondamentali per assicurare l'elaborazione di un pensiero collettivo e garantiscono positivamente spazi di riflessione critica. Anche a distanza di 71 anni, anzi forse proprio perché sono passati 71 anni, la Festa della Liberazione è la ricorrenza più significativa per ogni comunità che voglia promuovere le virtù civiche dei propri cittadini, e per ogni cittadina e cittadino che senta di affermare la libertà, la democrazia, i diritti umani e il pluralismo nel rispetto delle diversità. 

Celebriamo la festa del 25 Aprile con emozione e gioia insieme alle nostre famiglie, uniti nell'impegno di far vivere e difendere i principi della nostra Costituzione repubblicana, tanto facile da perdere ma tanto così difficile da riconquistare.

Per concludere ringrazio tutti i partecipanti, il Comune, la Scuola, la Fanfara, la Speaker, i Carabinieri, i Forestali, i Vigili Urbani, l'Autorità religiosa, tutte le Associazioni presenti e Marino Pilatone per il lavoro che svolge per l'ANPI.

Viva la Resistenza! Viva la Costituzione! Viva la Repubblica Italiana e Viva il 25 Aprile!

ANPI Pont Canavese

Dante Barinotto

 

Nessun commento:

Posta un commento